Il Progetto | ontoformat

Il Progetto

Introduzione / Il progetto / Tappe e obiettivi / Risultati attesi

Il progetto di Ricerca ha per oggetto l’ontologia contemporanea e per obiettivo l’individuazione dei fondamenti teorici e dei paradigmi classici che stanno alla base della ricerca in tale ambito. A partire dagli anni Cinquanta del XX secolo, da un lato le questioni ontologiche e metafisiche si sono imposte come temi centrali in ognisettore della ricerca filosofica, dall’altro la trattazione analitica di tali questioni ha dato luogo a una proliferazione di indagini estremamente specifiche, spesso ai limiti della settorialità. La distinzione tra ontologia formale e ontologia materiale e quella tra orientamento prescrittivo e orientamento descrittivo servono certamente per un primo ordinamento del numero sorprendente di proposte teoriche che animano il dibattito ontologico-metafisico; mancano ancora, tuttavia, sistemi sinottici che, da un lato, mostrino come la scelta di una delle varie opzioni filosofiche generali determini certe soluzioni in campi settoriali di ricerca e che rilevino, dall’altro, invarianti e modelli teorici comuni. Il progetto intende rispondere a questa esigenza costruendo una geografia delle posizioni che definiscono la ricerca contemporanea in ontologia, muovendosi sul piano metaontologico, in cui ci si interroga sui criteri sulla cui base poter associare ontologie alle teorie; sul piano dell’ontologia formale o generale, in cui ci si interroga sulle condizioni per l’assunzione di oggetti in generale, a prescindere dai tipi determinati di oggetto; sul piano delle ontologie locali o materiali, in cui vengono indagati particolari tipi di entità. I principali temi dibattuti in ontologia, individuati nelle voci seguenti: Verranno esaminati con l’intento di fare emergere le assunzioni teoriche di fondo nelle loro trattazioni, la coerenza incrociata di tali assunzioni, l’eventuale presenza di modelli invarianti nello sviluppo della trattazione ontologico-metafisica complessiva. Avvalendosi anche di una ricognizione storico-teorica dei temi ontologici e metafisici oggetto di dibattito, si intende inoltre individuare i paradigmi teorici che la tradizione ha sviluppato, spesso ignorati nelle trattazioni contemporanee. I risultati della ricerca si concretizzeranno nella sistematizzazione e presentazione sinottica delle proposte teoriche più significative relative al dibattito ontologico attualmente in corso così come nella discussione, a livello internazionale, di tali esiti: si organizzeranno convegni e conferenze e si interverrà nei maggiori dibattiti sia in Italia sia all’estero, per diffondere, infine, i risultati del lavoro attraverso la pubblicazione di una serie di monografie sui temi precedentemente elencati, che verifichi la coerenza incrociata delle assunzioni teoriche in base alle quali i temi vengono trattati, chiarifichi lo stato di giustificazione di tali assunzioni e faccia luce sulla possibilità di presentare l’ontologia come una disciplina sistematica sia rispetto ai problemi che la caratterizzano sia rispetto ai metodi con cui le soluzioni a tali problemi sono impostate.

 

IL PROGETTO

Il progetto “OntoForMat” interessa tre piani distinti della ricerca contemporanea in ontologia: il primo è il piano metaontologico, in cui ci si interroga sui criteri sulla cui base poter associare ontologie alle teorie; il secondo è il piano dell’ontologia formale o generale, in cui ci si interroga sulle condizioni per l’assunzione di oggetti ingenerale, a prescindere dai tipi determinati di oggetto; il terzo è il piano delle ontologie locali o materiali, in cui vengono indagati particolari tipi di entità. Muovendosi sui tre piani indicati, la ricerca intende concentrarsi in particolare su sette nuclei tematici.

  1. individui e proprietà
  2. stati di cose
  3. modalità e mondi possibili
  4. eventi e causalità
  5. oggetti matematici
  6. oggetti morali
  7. meta-ontologia

1. INDIVIDUI E PROPRIETÀ

Le nozioni di “individuo” e di “proprietà” rappresentano le due nozioni fondamentali di ogni assunzione di oggetti e, per questo, vengono studiate in ontologia formale. La letteratura scientifica su questi temi è sterminata e spesso si fatica a trovare un filo conduttore tra le diverse proposte. Particolarmente interessanti sono i tentativi nominalistici di sviluppare un’ontologia in termini esclusivamente di individui (ad esempio, il calcolo degli individui di N. Goodman o, in termini differenti, la prospettiva nominalistica di Quine) e l’interpretazione delle proprietà come particolari o “tropi” (K. Campbell, “Abstract Particulars”, 1990; D.C. Williams, “On theElements of Being”, 1953). Sul fronte opposto, vi è l’analisi delle proprietà come universali (R.I. Aaron, “The Theory of Universals”, 1952; D.M. Armstrong, “Universals”, 1989) e degli individui in termini di portatori di proprietà, recuperando eventualmente la nozione tradizionale di “sostanza” (D. Wiggins, “Sameness and Substance Renewed”, 2001; J. Hoffman-G.S. Rosenkrantz, “Substance Among Other Categories”, 1994; E.J. Lowe, “The Possibility of Metaphysics”, 1998), soprattutto in una concezione descrittiva della metafisica (F. Strawson, “Individuals”, 1959). La ricerca contemporanea sugli individui e sulle proprietà si è anche concentrata sui criteri di identità e individuazione (M. Carrara, “Impegno ontologico e criteri di identità”, 2001; T. Parsons, “Indeterminate Identity”, 2000), sul problema del rapporto tra riconoscimento di individui e selezione di proprietà rilevanti, sulla base dell’assunzione di un certo schema concettuale (P. Valore, “Strutture di riferimento categoriali e ontologie ‘stipulate’. Il caso dell’ostensione di individui”, 2007) e sul problema della persistenza degli individui al variare delle loro proprietà (introducendo la nozione di “appartenenza tipologica” o legando l’identità al riconoscimento di “essenze” di qualche tipo). La ricerca tenterà innanzitutto di collocare le diverse soluzioni a problemi specifici (quali la persistenza al variare delle proprietà, il riconoscimento o meno di proprietà essenziali, la compromissione con un’ontologia di entità astratte e universali e così via) in quadri concettuali in grado di valutare i vantaggi e i limiti delle varie proposte, dal punto di vista dell’ontologia formale nel suo complesso. Ci si concentrerà soprattutto sul tema dell’identità (sia dal punto di vista epistemico sia dal punto di vista propriamente metafisico) sia sul rapporto tra portatore e proprietà. Qualunque soluzione in ontologia formale non può, comunque, evitare il confronto con i domini specifici assunti dalle diverse ontologie materiali e, in seconda battuta, il gruppo di ricerca intende vagliare le soluzioni generali mettendole, per così dire, alla prova in contesti oggettuali particolari, legando questo primo tema d’indagine ai seguenti.

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2. STATI DI COSE

Alla metafisica “della sostanza” si contrappone quella “dello stato di cose”, che privilegia una considerazione relazionale del mondo, alternativa a quella che lo vede costituito da individui. All’origine della diffusione di tale visione (che richiama la teoria tardo-scolastica del “complexe significabile”) è la celebre proposizione del “Tractatus”, per cui “il mondo è la totalità dei fatti e non delle cose”: per l’atomismo logico e il neopositivismo il linguaggio è concepito come raffigurazione della realtà, ma sono possibili sviluppi non solo in senso realista, ma è anche in senso costruttivista, a seconda che si consideri lo stato di cose più o meno indipendente dal giudizio o dall’enunciato di cui è oggetto: esso può essere cioè concepito come un in sé solo riconosciuto e affermato dal soggetto (così Russell nei “Principles ofMathematics”, 1903), o come una connessione posta dalla mente e dal sistema linguistico, che appunto la pongono a partire da un dato di per sé non strutturato (N. Rescher, “The Ontology of the Possible”, 1979). Ma lo stato di cose è anche un concetto chiave della fenomenologia realista delle “Logische Untersuchungen” (1900/01) husserliane, contrapponibili agli sviluppi successivi del trascendentalismo fenomenologico. Il realismo sostenuto dal primo Husserl, da Reinach (“ZurTheorie des negativen Urteils”, 1911) e da Meinong (“Über Annahmen”, 1902), collegandosi all’anti-psicologismo di Bolzano e Frege, è ideale contrappunto (B. Russell, “On Denoting”, 1905) e integrazione (R. Chisholm, “The First Person”, 1981) rispetto all’ontologia degli stati di cose sviluppatasi in ambito analitico, fino aisuoi esiti più recenti e significativi in Armstrong (“A World of States of Affairs”, 1997). Una simile pista è stata battuta da Mulligan, Simons e Smith (a partire da”Truth-Makers”, 1984, ma cfr. anche Rojszczak, “From the Act of Judging to the Sentence”, 2005), che costituiscono un riferimento imprescindibile della ricostruzione dei presupposti storici e della considerazione delle implicazione teoriche sull’argomento. Innanzitutto andranno tenuti presenti i differenti contesti in cui la nozione di “stato di cose” è stata avanzata: da un lato, l’ambito latu senso fenomenologico (dagli esordi in Bolzano alla riproposizione di Brentano, sulla cui scorta si muovono Husserl, Meinong e Reinach), in cui il tema è strettamente connesso alla teoria del giudizio e all’analisi dei fenomeni psichici, e quindi all’intenzionalità della coscienza e alla Gestaltpsychologie; dall’altro, gli autori collegabili alla filosofia dell’atomismo logico (primi fra tutti Russell e Wittgenstein), dove lo “stato di cose” è considerato come la porzione di realtà raffigurata dall’enunciato, ed è quindi attribuita al linguaggio quella centralità caratteristica degli sviluppi successivi in ambito anglo-americano. La ricerca mirerà a superare la dicotomia ormai consolidatasi tra i due differenti approcci, cercando di far interagire le diverse prospettive, di ricavare soluzioni plausibili per l’attuale dibattito ontologico e risposte consistenti alle obiezioni da più fronti sollevate: si tratterà quindi di considerare come e se una realtà “strutturata” in stati di cose sia preferibile a una realtà fatta di”individui”, come e se sia epistemicamente accessibile una realtà così concepita e infine quali implicazioni (ed eventualmente quali vantaggi) possano derivarne rispetto alle alternative.

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3. MODALITÀ

La teoria della modalità considera i mondi possibili uno strumento concettuale fondamentale per rendere conto di alcune intuizioni circa il senso di possibilità e necessità. Ma i mondi possibili sono entità? La distinzione realismo/antirealismo assume qui un’articolazione che ricorda quella circa l’esistenza dei numeri: ad un realismo radicale (D. Lewis, “Counterpart Theory and Quantified Modal Logic”, 1968) che ritiene l’ammissione di mondi possibili condizione fondamentale della sensatezza degli enunciati modali, si contrappongono forme moderate (A. Plantinga, “The Nature of Necessity” 1974), o concettualiste (S. Kripke, “Naming andNecessity”, 1972) di realismo modale, che ritengono una nozione debole di ‘mondo’ (analoga a quella di ‘situazione’) sufficiente a fondare una teoria della modalità abbastanza potente; il che, chiaramente, implica una fondazione ontologica di entità a statuto ‘intermedio’ quali le situazioni. L’opzione antirealista radicale (P. VanInwagen), sulla scorta del nominalismo classico e recuperando le obiezioni di Quine, opera fondamentalmente sulla strategia della parafrasi. Un altro campo d’indagine per l’ontologia della modalità è quello degli enti possibili. Anche prescindendo dalla questione circa la realtà dei mondi possibili, numerosi usi del linguaggio comune (spesso di grande valore euristico, come i controfattuali) sembrano richiedere per la propria sensatezza l’esistenza di oggetti possibili. Il dibattito, in questo senso, ha sviluppato in larga parte un’indipendenza dalla teoria generale della modalità, con esiti spesso infruttuosi per ambo i corni del dilemma. Oltre al rifiuto tout court (mediante un sistema parafrastico di stampo nominalista per rendere conto dei controfattuali), alcune opzioni realiste (T. Williamson, “Vagueness”, 1994) argomentano, a partire da presupposti logico-formali, l’esistenza necessaria di ogni oggetto possibile, in contrapposizione a forme più moderate, combinatorie di realismo (T. Parsons, “Essentialism and Quantified Modal Logic”, 1969; E. Zalta, “Intensional Logic and the Metaphysics of Intentionality”, 1988) che ritengono la composizione degli oggetti possibili come una semplice funzione dell’apparato logico-formale adottato. Si delineeranno le possibili posizioni teoriche circa l’esistenza o meno di mondi possibili, da una parte, e di enti possibili dall’altra, avendo cura di rintracciarne i presupposti metafisici, spesso assenti nelle caratterizzazioni odierne ma ben evidenti nella genesi delle diverse opzioni a partire dai modelli classici del pensiero filosofico (come risulta, ad esempio, chiaro nel caso delle teorie contemporanee riconducibili alla modalità di Leibniz: esse, abbandonandone i principi teologico-metafisici, si trovano a mancare di una fondazione meta-linguistica sufficiente a garantire l’esaustività del proprio linguaggio, ricadendo di fatto in una forma di convenzionalismo – consapevole in certi casi, come in Quine, ma spesso involontario). La ricerca prenderà le mosse dall’elaborazione di una semantica modale unificata. La possibilità di dibattito e confronto è infatti spesso stata minata dalla tendenza di ogni singolo teorico a costruire un linguaggio idiosincratico, incorporandone di fatto i presupposti metafisici ed ontologici nelle regole semantiche. Una volta elaborato tale linguaggio, in grado di mostrare i rapporti di indipendenza, sussunzione o contraddittorietà fra le diverse posizioni, sarà possibile ricostruire il dibattito sulla indispensabilità dei mondi possibili e degli oggetti possibili all’interno di un quadro logico-formale in grado di rendere evidente la potenza esplicativa delle singole teorie, prestando particolare attenzione all’intrecciarsidel problema ontologico in senso stretto con quello, epistemico, dell’accesso al dominio di entità in questione.

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4. EVENTI E CAUSALITÀ

Il concetto di causa è centrale nel contesto dell’ontologia, sia in riferimento alle condizioni di identità degli eventi, sia in riferimento al dibattito sulle leggi scientifiche. Inversamente, i concetti di evento e di proprietà sono essenziali per la definizione della connessione causale. La trattazione del concetto di causa sarà basata sull’analisi dei principali modelli teorici relativi alla causalità. Tali modelli sono accomunati dall’assunzione che il concetto di causalità è un concetto relazionale, in cui sono connesse almeno due entità, l’entità causa e l’entità effetto, e non descrivibile in modo puramente estensionale. I modelli concorrenti sono divisibili in cinque classi: a) modelli regolaristi (Hempel, Carnap, cfr. W. Salmon, “Scientific Explanation and the Causal Structure of the World”, 1984, e J.L. Mackie, “The Cement ofthe Universe”, 1974); b) modelli controfattuali (D. Lewis, “Causation”, 1973; J. Pearl, “Causality”, 2000; C. Hitchcock, “The Intransitivity of Causation Revealed inEquations and Graphs”, 2001; P. Menzies, “Causal Models, Token Causation, and Processes”, 2004; J. Halpern-J. Pearl, “Causes and Explanations”, 2005; C. Hitchcock, “Prevention, Preemption, and the Principle of Sufficient Reason”, 2007; J. Halpern, “Defaults and Normality in Causal Structures”, 2008); c) modelli processuali (P. Dowe, “Causality and Conserved Quantities”, 1995; P. Dowe, “Physical Causation”, 2000; W. Salmon, “Causality: Production and Propagation”, 1980; d) modelli manipolativi (G.H. von Wright, “Explanation and Understanding, 1971; J. Woodward, “Making Things Happen”, 2003; P. Menzies-H. Price, “Causation as a Secondary Quality”, 1993); e) modelli ibridi (N. Hall, “Two Concepts of Causation”, 2004; N. Cartwright, “Causation: One Word, Many Things”, 2004). L’idea di base dell’analisi che si intende compiere è di sfruttare una metodologia unitaria, basata sulla teoria dei modelli strutturali (Pearl, Halpern, Hitchcok), in modo da ottenere una rappresentazione uniforme dei modelli delle diverse classi e una trattazione consistente dei principali problemi. La ricerca si articolerà in tre parti: 1) sistematizzazione del dibattito contemporaneo, che metta in particolare rilievo le premesse ontologiche dei modelli causali proposti; 2) identificazione e analisi delle più influenti teorie della causalità avanzate e discusse nei modelli classici della filosofia; 3) individuazione e comparazione dei tratti comuni e critici dei differenti modelli causali, con integrazione dei problemi e delle argomentazioni proposti all’interno delle teorie classiche.

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5. OGGETTI MATEMATICI

Nel dibattito in filosofia della matematica è centrale la discussione sull’ontologia degli enti matematici: da un lato gli oggetti della matematica sono intesi comeparadigmi di entità astratte, dall’altro, la struttura matematica astratta è stata sempre considerata come normativa circa gli aspetti più generali del mondo. La nascita della logica formale ha dato alla discussione uno specifico quadro di riferimento concettuale. Tra le tassonomie possibili, il polo fondamentale è costituito dalla dicotomia realismo/antirealismo che, a sua volta, si può declinare sia verso gli oggetti sia verso i valori di verità degli enunciati matematici. Le posizioni realistiche(cfr. le posizioni di Platone, Frege, Gödel) ammettono una forma di indipendenza degli enti matematici dalla mente umana e dalle costruzioni teoriche e hanno diverse concezioni circa la natura degli enti matematici. Per alcuni, riprendendo alcune intuizioni del programma logicista, le entità matematiche sono oggetti: sono i neo-logicisti (C. Wright-B. Hale, “The Reason’s Proper Study”, 2001); altri, influenzati da alcuni saggi di Benacerraf (“What Numbers Could Not Be”, 1965) e richiamandosi all’opera di Dedekind, hanno sviluppato tesi strutturaliste: la matematica non descrive oggetti ma strutture. Questi ultimi (Shapiro, Hellman, Reck) affrontano la metafisica delle strutture matematiche: sono entità universali, incomplete? Il versante antirealista, invece, presenta posizioni tipicamente nominaliste (P. Burgess-R. Rosen, “A Subject with no Object”, 1997) notevolmente differenziate. S. Feferman (“Arithmetization of metamathematics in a general setting”, 1960, “In the light of logic”, 1998), propende per una concezione neoformalista, secondo cui l’oggetto di studio della matematica è costituito dalle teorie e dalle dinamiche chesussistono tra esse: ciò che interessa è il valore di verità oggettivo delle proposizioni matematiche. Altri, come H. Field (“Science Without Numbers”, 1980), propongono un’interpretazione più radicale: gli enunciati matematici sono finzioni e, quindi, sempre falsi. Nucleo di tutte le posizioni nominaliste forti è la parafrasi degli asserti matematici in modo da eliminare qualsiasi riferimento a entità astratte. La ricerca sull’ontologia della matematica si strutturerà come segue: innanzitutto, verranno illustrate le principali posizioni nel dibattito attuale rintracciandone i presupposti teorici nello sviluppo diacronico delle varie questioni. La tassonomia prevederà un approccio secondo diverse direttrici: realismo vs antirealismo, predicativismo vs impredicativismo, finitismo vs infinitismo. In secondo luogo, si tenterà di integrare l’ontologia della matematica entro un quadro di riferimento più ampio, colmando in tal modo le lacune di alcune trattazioni contemporanee. Quindi, verranno offerti spunti originali dal punto di vista metodologico e contenutistico circa le connessioni tra ente matematico e modello di una teoria formale, saldando cioè i contributi di carattere logico formale con intuizioni squisitamente metafisiche.

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6. OGGETTI MORALI

In ambito etico la questione ontologica si pone a livello metaetico, là dove ci si interroga sullo statuto ontologico e sulla natura metafisica di principi e qualità morali. I teorici dell’errore e gli espressivisti ritengono che non esista alcun fatto o proprietà morale, mentre cambia la loro valutazione degli enunciati morali; per i teorici dell’errore un enunciato morale descrive erroneamente la realtà, dunque ha un valore di verità e questo valore è sempre il falso (J.L. Mackie, “Ethics”, 1977). Gli espressivisti ritengono invece che gli enunciati morali non descrivano alcunché e che siano espressione delle nostre emozioni (alle quali non si può ascrivere un valore di verità: A.J. Ayer, “Language, Truth, and Logic”, 1936; Ch. Stevenson, “Ethics and Language”, 1944; più recentemente S. Blackburn, “Spreading teh World”, 1984) o prescrizioni (per le quali si tratta quindi sviluppare una logica apposita, come per R.M. Hare, “The Language of Morals”, 1952). I costruttivisti pensano invece checi siano fatti morali che rendono veri i nostri enunciati morali e che essi siano il prodotto di un processo costruttivo reale o ipotetico (J. Rawls, “A Theory of Justice”, 1971). I teorici della sensibilità (J. McDowell, “Values and Secondary Qualities”, 1985, e D. Wiggins, “Needs, Values, Truth”, 1987) ritengono che ci siano proprietàmorali che non dipendono esclusivamente dalla nostra attività costruttiva, in quanto hanno natura “disposizionale”, possiamo cioè comprenderle solo relativamente alle reazioni che esse provocano o dovrebbero provocare in un agente ideale: sono quindi insieme oggettive e soggettive. Sul versante opposto, con posizioni diversesulla possibilità di ridurre le proprietà morali a proprietà naturali, troviamo infine i realisti morali (P. Railton, “Moral Realism”, 1986; R. Boyd, “How to Be a MoralRealist”, 1988; D. Brink, Moral Realism and the Foundations of Ethics, 1989 e, più di recente, R. Shafer-Landau, Moral Realism: A Defense, 2003), uniti nel ritenere che ci siano fatti e proprietà morali indipendenti dal fatto che e dal modo in cui vengono pensati, conosciuti o sentiti. Stabilite le possibili posizioni ontologiche in sede metaetica, avendo cura di mostrarne i riferimenti a modelli teorici classici ogni qual volta questo serva al chiarimento e allo sviluppo dei temi affrontati (per fare degli esempi, il riferimento a Hume in relazione all’emotivismo o alla teoria fenomenologica del valore per il realismo morale), si tratterà di mostrare vantaggi e svantaggi che l’opzione realista e quella antirealista presentano di fronte alle questioni centrali del dibattito metaetico, come la spiegazione del disaccordo morale; l’elaborazione di un’adeguata epistemologia della “conoscenza morale”; l’analisi del rapporto tra mondo moralee mondo non-morale (relazione di sopravvenienza); la messa a punto di una semantica del discorso etico; una teoria adeguata della motivazione morale.

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7. META-ONTOLOGIA

La bibliografia concernente la meta-ontologia è vasta anche se risente della mancanza di una sintesi critica d’insieme. In base alla meta-ontologia quineana, l’ontologiaconcerne ‘ciò che esiste’ e tenta di dar risposta a domande quantificazionali del tipo “Esistono gli F?” (cfr. Quine, “From a Logical Point of View”, 1953). Di recente molti ontologi hanno argomentato contro il mainstream quineano adottando tesi deflazioniste e sostenendo che (i) l’idioma della quantificazione non ha nulla a che vedere con l’ontologia (cfr. Azzouni, “Deflating Existential Consequence”, 2004), o (ii) il quantificatore esistenziale risulta intrinsecamente ambiguo (cfr. Hofweber, “Ambitious, Yet Modest, Metaphysics”, 2009; Hirsch, “Quantifier Variance and Realism: Essays in Metaontology” 2002). Le risposte quineane (cfr. van Inwagen, “Being, Existence and Ontological Commitment”, 2009) si sono perlopiù basate sulla rivendicazione del ruolo essenziale che le parafrasi giocano nella ricerca ontologica. Ma di recente, al fine di offrire una risposta più radicale alla critica deflazionista, è stata elaborata ed avanzata una metodologia che costituisce un nuovosviluppo di una vecchia intuizione filosofica: il compito dell’ontologia non sarebbe semplicemente quello di stabilire ‘che cosa esiste’ ma primariamente quello di determinare cosa sia ‘fondamentale’, in un senso puramente ontologico, ossia quali siano i costituenti primitivi della realtà – il fondazionalismo. In base al fondazionalismo le domande ontologiche non equivarrebbero a domande quantificazionali e, pertanto, l’impegno ontologico non risulterebbe legato al dominio su cui spaziano i quantificatori (Armstrong, “Truth and Truthmakers”, 2004; K. Fine, “The Question of Ontology”, 2009; Cameron, “Truthmakers and Ontological Commitment”, 2008; Schaffer, “On What Grounds What”, 2009; Sider, “Writing the Book of the World”, 2012). Conseguentemente, le corrette domande ontologiche avrebbero la forma “Gli F sono reali/fondamentali?” e non potrebbero essere tradotte nell’idioma della quantificazione pena la banalità. Inoltre le critiche al fondazionalismo hanno ispirato uno scetticismo in base al quale le domande ontologiche sarebbero “irrisolvibili” (Amie Thomasson, “Ordinary Objects”, 2007). La ricerca sarà volta alla determinazione e alla problematizzazione dei fondamenti teorici e metodologici dell’ontologia speculativa. Nello specifico verranno analizzati contrastivamente i principali paradigmi meta-ontologici operanti nelle trattazioni ontologico-metafisiche contemporanee, ossia il quantificazionalismo e il fondazionalismo, e verrà effettuata una ricostruzione della loro genesi storico-teoretica.

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TAPPE & OBIETTIVI

L’obiettivo scientifico primario della ricerca è l’individuazione dei fondamenti teorici del dibattito ontologico e metafisico contemporaneo e l’integrazione all’interno di tale dibattito dei principali modelli classici di ontologia che hanno caratterizzato lo sviluppo del discorso filosofico. L’intento finale è quello di giungere a un’effettiva sistematizzazione dell’ontologia, seguendo un approccio innovativo capace di superare la frammentazione delle ricerche specialistiche e di dettaglio, e di mettere in dialogo tra loro tradizioni diverse. Il conseguimento di tale obiettivo dovrebbe tradursi anche in novità al livello dei contenuti, in una nuova impostazione dei problemi affrontati, e consentire ulteriori proficui progressi nella disciplina in virtù della consapevolezza critico-teorica maturata. L’ontologia, intesa come indagine sistematica sull’essere che ha per obiettivo quello di specificarne in modo esaustivo le categorie fondamentali, nell’arco di pochi decenni si è infatti sorprendentemente affrancata dai veti che i più diversi orientamenti avevano decretato nei suoi confronti. Non più kantianamente intesa come “illusione dialettica” o neoempiristicamente liquidabile come “pseudoproblema”, l’analisi di ciò che dobbiamo riconoscere come dominio di entità, delle tassonomie categoriali e della natura di tale dominio, si è risolta in una vera e propria “svolta ontologica” che, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, ha via via investito tutti i settori della ricerca filosofica. Oggi infatti si assiste a un vera e propria moltiplicazione di proposte teoriche in campo metafisico e ontologico, che si riappropriano di questioni e temi rimasti a lungo relegati all’interesse documentario e filologico degli storici. Ciò ha determinato, in ambito analitico, una nuova tematizzazione dei problemi classici della tradizione ontologica e metafisica: il ricorso alla logica, alla semantica e, in generale, a uno stile argomentativo rigoroso, sul modello delle discipline scientifiche, sono i tratti caratterizzanti che determinano la novità della tematizzazione. La trattazione analitica delle questioni ontologiche e metafisiche classiche si è quindi concretizzata in un numero sorprendente di indagini specifiche, spesso ai limiti della settorialità, per orientarsi nelle quali è utile, innanzitutto, distinguere tra ontologia materiale e ontologia formale. La prima considera particolari ambiti di entità, indagando le relazioni e le leggi che valgono specificamente per l’ambito esaminato (avremo quindi indagini sulle entità astratte, concrete, matematiche, sociali e così via). L’ontologia formale sospende invece ogni riferimento ai diversi dominii di entità e studia la struttura ontologica dell’oggetto in generale (avremo quindi indagini sulla relazione parte/tutto, l’identità, la relazione di dipendenza e così via). La proliferazione delle ricerche nei diversi ambiti non ha comunque impedito il profilarsi di due opzioni fondamentali che ritornano puntualmente nelle indagini sui singoli problemi: l’una prescrittiva, che intende l’ontologia come ricostruzione di ciò che realmente c’è al di là delle assunzioni preteoriche, l’altra descrittiva, che assegna all’ontologia il compito di redigere un catalogo di ciò che c’è sulla base del modo effettivo in cui il mondo viene rappresentato. A un ulteriore livello di indagine rispetto a quelli dell’ontologia formale e delle ontologie materiali, troviamo infine la riflessione meta-ontologica, al cui interno ci si interroga sulla tenuta del paradigma quantificazionistico incentrato sul criterio dell’impegno ontologico come strategia per associare ontologie alle teorie, paradigma quineano al cui interno si è mossa e tutt’ora si muove gran parte dell’ontologia contemporanea. Al di là dell’individuazione di questi orientamenti di fondo e di questi piani di lavoro, mancano ancora, tuttavia, sistemi sinottici che facciano emergere in modo chiaro come la scelta di una delle varie opzioni filosofiche generali, spesso non tematizzate in modo esplicito, determini certe soluzioni in campi settoriali di ricerca, eventualmente individuando alcune invarianti e alcuni modelli teorici comuni. L’obiettivo di pervenire ad una tale sistematizzazione verrà perseguito articolando la ricerca in tre fasi distinte, ciascuna preposta a conseguire risultati specifici.

FASE 1, della durata di circa un anno

Costruzione di una “geografia” delle posizioni teoriche nell’ambito dell’ontologia e della metafisica contemporanea, in riferimento ai temi basilari del dibattito attuale. La selezione è giustificata da una ricerca preliminare in cui sono stati identificati i settori dell’ontologia contemporanea più importanti, sia dal punto di vista dell’ampiezza del dibattito sia dal punto di vista dell’attuale definizione della disciplina (cfr. P. Valore, “L’inventario del mondo. Guida allo studio dell’ontologia”, 2008). Il fine di questa prima fase è quello di ottenere un quadro sinottico all’interno del quale possano emergere:

  1. le assunzioni teoriche di fondo, spesso non tematizzate, in base alle quali una determinata soluzione ad un problema ontologico-metafisico relativo ad uno dei temi è sviluppata;
  2. la coerenza incrociata di tali assunzioni, nel momento in cui si passa dallo studio di un unico tema alla considerazione delle connessioni tra i diversi temi;
  3. l’eventuale esistenza di modelli comuni o tratti invarianti nello sviluppo della trattazione ontologico-metafisica complessiva.

FASE 2, cui dedicare circa due anni

Integrazione all’interno dell’attuale dibattito ontologico-metafisico di una consapevolezza evolutiva e diacronica dei paradigmi e dei modelli teorici che la tradizione ha sviluppato e che spesso vengono trascurati nelle trattazioni contemporanee. Il fine della seconda fase è quello di rendere più complesso il quadro teorico identificato nella prima, in riferimento ai temi indicati, sotto due punti di vista:

  1. introducendo nel dibattito attuale le questioni paradigmatiche articolate nel corso dell’effettivo sviluppo della disciplina in relazione a modelli attualmente ancora presenti;
  2. introducendo i principali modelli attualmente trascurati, spesso non per ragioni teoriche, ma per ragioni legate allo sviluppo storico della disciplina.

In questo senso, i risultati della riflessione recente saranno approfonditi in modo non solo sincronico ma anche diacronico, così da evidenziare sia il ricorrere di alcune opzioni teoriche fondamentali sia le prerogative e i limiti delle opzioni attualmente più discusse.

FASE 3, della durata di circa un anno

Presentazione e discussione dei risultati conseguiti. Il fine di questa fase finale è quello di contribuire, a livello internazionale, alla ricerca sulla base dei risultati della fase precedentemente descritta. In questa fase si prevede un’operazione di duplice scambio culturale:

  1. organizzazione di conferenze e convegni di rilevanza internazionale, in cui si discutano i risultati più avanzati della ricerca e le sintesi più significative ottenute, relative al dibattito ontologico attualmente in corso.
  2. presentazione e diffusione a livello internazionale (avvalendosi anche di traduzioni nelle lingue principali del dibattito), in forma di serie di monografie dedicate alla trattazione dei temi identificati e dei risultati della ricerca.

La realizzazione di ciascuna fase sarà accompagnata dal regolare aggiornamento reciproco dei membri delle due unità di ricerca in merito ai singoli risultati conseguiti. Inoltre, si presterà costante attenzione al dibattito internazionale, si parteciperà ai principali convegni dedicati alle tematiche discusse e si prevede l’invito di ricercatori, italiani e stranieri, che intervengano sugli argomenti e i problemi più rilevanti per il progetto.

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RISULTATI ATTESI

Nell’ambito del progetto ci si prefigge di conseguire risultati generali, inerenti la struttura della disciplina stessa, e risultati specifici, relativi ai singoli ambiti individuati e alle questioni particolari che vi rientrano. I risultati originali attesi, riguardanti l’ontologia a livello generale, sono i seguenti:

  1. chiarificazione delle relazioni di consistenza o inconsistenza incrociata delle assunzioni teoriche in base alle quali i temi selezionati sono trattati. Per fare qualche esempio: la trattazione del tema della sostanza in teoria dei tropi consente lo sviluppo di una teoria consistente della causalità? La trattazione del tema della sostanza in una teoria nominalista consente lo sviluppo di una teoria consistente dei numeri? L’opzione realistica in etica che genere di concezione metafisica delle proprietà implica?
  2. Chiarificazione dello stato di giustificazione delle assunzioni teoriche al punto (1): inquadrare queste assunzioni nel più ampio spettro dei modelli classici proposti può portare, infatti, a evidenziare punti critici o positivi che non emergono nel contesto della discussione contemporanea.
  3. Chiarificazione dello stato di unità della disciplina: è possibile presentare l’ontologia come una disciplina sistematica sia rispetto ai problemi che la caratterizzano sia rispetto ai metodi con cui le soluzioni a tali problemi sono impostate?
  4. Individuazione di nuove prospettive di ricerca: è possibile individuare nuovi ambiti problematici all’interno dell’ontologia, intesa come disciplina sistematica, che ne definiscano le frontiere e, insieme, aprano nuove linee d’indagine?

Per quanto riguarda i dominii specifici in cui si articolerà la ricerca, i risultati attesi sono i seguenti:

  1. INDIVIDUI E PROPRIETÀ: inquadramento sistematico dei problemi dell’identità (sia dal punto di vista epistemico sia dal punto di vista metafisico) e del rapporto tra portatore e proprietà; valutazione sinottica delle soluzioni proposte a questioni specifiche (quali la persistenza al variare delle proprietà, il riconoscimento o meno di proprietà essenziali, la compromissione con un’ontologia di entità astratte e universali e così via).
  2. STATI DI COSE: integrazione sinottica delle problematizzazioni e delle soluzioni teoriche offerte attorno alla nozione di “stato di cose”; valutazione delle relative implicazioni ontologiche ed epistemiche.
  3. MODALITÀ: sistematizzazione teorica e reperimento dei fondamenti dei problemi legati a “mondi possibili” ed “enti possibili”; elaborazione di una semantica modale unificata; valutazione della indispensabilità dei mondi possibili e degli oggetti possibili; valutazione dell’intreccio del problema ontologico stricto sensu con quello epistemico dell’accesso al dominio di entità in questione.
  4. CAUSALITÀ: evidenziazione delle premesse ontologiche dei vari modelli causali; descrizione omogenea dei modelli causali deterministici (regolaristi, controfattuali, processuali, manipolativi e ibridi); valutazione delle implicazioni rispetto al problema delle condizioni di identità degli eventi; sistematizzazione dei rapporti fra leggi scientifiche e teoria delle proprietà.
  5. OGGETTI MATEMATICI: sistematizzazione tassonomica delle questioni lungo le direttrici: realismo vs antirealismo, predicativismo vs impredicativismo, finitismo vs infinitismo; generalizzazione dei risultati relativi agli enti matematici al livello dei modelli delle teorie formali, saldando tra loro indagine logico-formale e ricerca metafisica.
  6. OGGETTI MORALI: sistematizzazione del dibattito metaetico; valutazione delle opzioni realista e antirealista rispetto alle questioni metaetiche (per esempio: l’epistemologia della conoscenza morale, la sopravvenienza, la motivazione morale, la semantica del discorso etico, il disaccordo morale).
  7. META-ONTOLOGIA: a) ricostruzione genetica e sistematizzazione teoretica dei paradigmi meta-ontologici volta a fornire alle ricerche condotte dalle altre unità le coordinate teorico-metodologiche entro le quali poter valutare le soluzioni analizzate nei vari contesti oggettuali specifici; b) valutazione della possibilità di una reciproca integrabilità in un modello unificato.

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